Mi domandavo quale fosse il rapporto tra inflazione e debito pubblico. Penso che sia cosa abbastanza nota che ad uno stato con un debito pubblico a livelli astronomici un po' di inflazione non fa poi così male. Mettiamo infatti che il mio debito sia di 10 mld. di € e che io abbia un gettito fiscale che mi proviene in gran parte dalla tassazione di 10 mld. di pagnotte che nel mercato valgono 1€ cadauna a cui io applico per esempio l'IVA al 21%. Se ho un inflazione del 10% annuo, l'anno prossimo le pagnotte sono vendute ad 1,10€ e io al posto di 0,21 cent ne prendo 0,23. E' invece più controverso il rapporto tra inflazione ed il pubblico: è meglio che la gente sappia che c'è un inflazione del 10% oppure è meglio dir loro che può andare tranquilla e tenere i soldi sotto il materasso indicando un inflazione più bassa? Un tasso alto di inflazione dovrebbe teoricamente spingere verso il consumo o l'investimento non bancario, un tasso basso di inflazione invece probabilmente favorisce l'investimento bancario a basso rischio con interessi limitati. E' proprio quest'ultimo investimento che lo stato predilige, perché innanzitutto i BOT ne fanno parte e perché poi, in secondo luogo, anche se i creditori prediligono le banche, le banche poi è probabile che re-investino nei BOT (infatti la grande differenza tra i BOT e i BOND Argentini fu che questi erano stati acquistati prevalentemente dei cittadini mentre nel nostro caso sono le banche ad essere i maggiori acquirenti).
Sembra,infatti, che l'ISTAT voglia farci credere che l'inflazione sia un po' più bassa di quello che realmente è. Prendiamo per esempio il fatto che l'ISTAT abbia da poco fatto entrare nel paniere gli e-reader (Corriere della Sera Pagina 10 (4 febbraio 2012) http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/04/book_nuovi_paniere_Istat_sara_co_8_120204028.shtml ) essendo delle tecnologie in via di sviluppo hanno buone probabilità di subire una drastica diminuzione dei costi in questo modo la stima dell'inflazione verrebbe inficiata da queste anomalie del tutto marginali.