L'abolizione dell'ordine dei
giornalisti è stata una proposta di legge molto discussa negli
ultimi vent'anni,
(http://www.libertiamo.it/2010/11/26/abolire-lordine-dei-giornalisti-lo-faccia-presidente/)
ora la ripropone il Movimento Cinque Stelle (cfr. programma pag.7 del
.pdf). Per capire il motivo di questa proposta è bene capire lo
scopo di un ordine. L'ordine è un istituzione di autogoverno di una
professione il cui scopo è quello di garantire un servizio
professionale adeguato. Non tutte le professioni hanno un proprio
ordine, quindi cosa rende necessaria l'istituzione di un ordine
professionale? Per rispondere a questa domanda bisogna tenere in
considerazione le caratteristiche della prestazione professionale. Il
libero mercato vige anche nella scelta del professionista a cui ci
possiamo rivolgere. Per essere pittori non occorre iscriversi a
nessun albo in quanto l'opera dell'artista può essere valutata dal
fruitore della prestazione professionale (dall'acquirente) prima di
acquistarla. In molte professioni invece non è possibile giudicare
la prestazione professionale prima di usufruirne ed in alcune di
queste una scadente prestazione può provocare gravi danni alla
persona o alla società. Ecco quindi la ragione dell'albo, abbiamo
albi dei medici per avere dei professionisti che ci curino nel
migliore dei modi, albi degli architetti e degli ingegneri affinché
le nostre case o i nostri ponti non crollino e poi abbiamo l'albo dei
giornalisti. Lo scopo è sempre lo stesso al pari delle altre
professioni anche il giornalismo è di fondamentale importanza per la
società ed è giusto che si mantengano degli standard di qualità e
di veridicità delle fonti. Tuttavia il giornale come la rivista sono
opere valutabili dal fruitore e quindi sottopponibili ad un giudizio
a posteriori, in pratica possiamo comprare un giornale giudicarlo e
poi decidere se comprarlo ancora oppure no. Una prestazione scadente
del giornalista, in realtà, non comporta un danno sostanziale al
fruitore (qualche euro e un po' di tempo...) ma ricade essenzialmente
sul giornalista stesso e sull'editore, un chirurgo che sbaglia invece
può avere delle conseguenze fatali per l'utente. Secondo l'ottica
del libero mercato ognuno ha il diritto di proporsi tentando di
vendere un prodotto che piace ed interessa a prescindere dalla sua
qualificazione a proprio rischio e pericolo. Ovviamente non
tutti possono essere dei bravi giornalisti ma non è certo un
tesserino a permettere di svolgere questo lavoro nel migliore dei
modi. E' possibile che alcuni “non-giornalisti” verifichino le
fonti, siano oggettivi nelle cronache e precisi nel riportare i fatti
molto di più di alcuni “giornalisti” eppure se costoro
esercitassero la professione senza essere iscritti all'albo
potrebbero incorrere in pesanti sanzioni per abuso di professione.
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/informazione-webtv-accusata-abuso-della-professione-giornalistica/201217/).
L'esistenza dell'ordine dei giornalisti non porta essenzialmente
nessun vantaggio per la società ma presenta gli inconvenienti che
sono sempre incorsi con la formalizzazione e l'istituzione di una
classe professionale. La più importante è forse anche quella più
storicizzata, già nel medioevo l'esistenza delle corporazioni delle
arti e dei mestieri aveva pesanti ripercussioni sul mondo politico.
La classe di lavoratori infatti tende inevitabilmente ad utilizzare i
privilegi che derivano dall'esercizio della professione per
difendere i propri interessi. I radicali proposero l'abolizione
dell'ordine nel 1995 e lo stesso Berlusconi andò a firmare, ma non
riproporrà mai una proposta di legge in tal senso. Di Berlusconi si
può dire tutto ma credo che abbia più volte dimostrato di avere uno
spiccato senso tattico, proporre l'abolizione dell'albo dei
giornalisti vuol dire inimicarsi la classe che detiene il monopolio
dell'informazione. Far parte dell'ordine dei giornalisti ha alcuni
vantaggi non indifferenti: vantaggi concorrenziali, vantaggi
contrattuali per non parlare dei vantaggi previdenziali del INPGI (le
cui origini risalgono al ventennio fascista...). A questo punto mi
domando se “i Giornalisti” possano ancora eseguire il loro lavoro
obbiettivamente nei confronti dei partiti che propongono misure
contro la loro classe, come l'abolizione dell'albo o dei
finanziamenti pubblici io credo che ci siano tutti i presupposti per
un conflitto di interessi che solo l'abolizione dell'albo e dei privilegi del giornalista può risolvere.
venerdì 21 dicembre 2012
lunedì 9 luglio 2012
AMIANTO: VERITA' SOTTO
LA POLVERE
Studi
lo hanno dimostrato, i fatti lo hanno confermato: l'amianto è
tossico se inalato probabilmente anche se ingerito può provocare un
carcinoma intestinale (quando dico probabilmente non metto in dubbio
il fatto che il carcinoma sia provocato dall'amianto più che altro
penso che la causa sia comunque l'inalazione, alla fine quasi tutto
ciò che entra nei polmoni e non riusciamo a respirare viene
riportato all'esofago e quindi allo stomaco). E' saggio evitare la
sua produzione ed il suo utilizzo, forse però stiamo un po'
esagerando i rischi del fibro-cemento e di quei materiali in cui
l'amianto è inglobato, ignorando invece i rischi di tutti quegli
altri materiali comunque pericolosi. I lavoratori dell'Eternit non si
sono ammalati perché si trovavano nelle vicinanze dell'amianto, ma
perché lo respiravano per otto ore al giorno. Il problema, per
quanto riguarda i solidi, non riguarda solo la tossicità della
sostanza in se ma anche la dimensione della particella, o meglio
della polvere. Ci sono due principali motivi per cui lavorare in un
ambiente con delle polveri può essere pericoloso: il primo è
fisiologico: tutte le polveri che hanno diametro inferiore ai 3 μm
vengono difficilmente eliminate dai polmoni il secondo è di
carattere prettamente chimico: polverizzare qualsiasi materiale ne
aumenta drasticamente l'energia, diminuendo invece la stabilità
(oltre che termodinamica) anche cinetica
quindi possiamo trasformare un kg di alluminio in una bomba solo
polverizzandolo. In fin dei conti l'amianto è diventato un caso
emblematico: per molti e forse conveniente pensare che sia solo la
sua tossicità intrinseca a renderlo pericoloso piuttosto di pensare
che si tratti del processo industriale con cui viene lavorato. In
realtà tutte le sostanze che vengono polverizzate sono (chi più chi
meno) pericolose ce lo testimoniano le morti sul lavoro in Cina per
la produzioni di iPad [Internazionale 934| 3 febbraio 2012 pp.34-41]
o le esplosioni a causa delle polveri nei silos di grano [Paranaguá
(Brasile) 2001, Atchison (Kansas) 2011 per dirne alcuni tra i 600
avvenuti negli ultimi quarantanni].
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giovedì 22 marzo 2012
L'INFLUSSO DELLA RELIGIONE NELLA SOCIETA' OCCIDENTALE E MEDIO-ORIENTALE
Nella mia continua ricerca di nuovi coinquilini mi capitò di imbattermi in un egiziano, mi stupì come la consueta visita dell'appartamento si trasformò in una trattativa da mercato del Cairo su quali fossero i tempi e i modi con cui dovevamo sgombrare un armadio che a detta del nuovo coinquilino gli spettava. Mi incuriosì questo modo inconsueto di porsi che non avevo mai notato nelle visite degli altri coinquilini credetti che potesse essere in qualche modo correlato alla sua cultura, mi ricordo infatti che mia zia mi raccontava di come i mercanti di Casablanca in un certo senso pretendessero la trattativa, lo scontro. Chi conosce bene il Corano sa che in realtà predica la pace, però la storia dell'Islam ha più volte interpretato molte ayat in favore dell'autoritarismo e la società che si è formata sembrerebbe esserne la conseguenza. Sarebbe stato comodo ettichettare il pretendente come musulmano ma il mio coinquilino notò argutamente che il nome sembrava presumere il contrario. Alla domanda rispose di essere cristiano. E' evidente che la “religione” non può essere scissa dal contesto socio-culturale, per quanto parlasse benissimo l'italiano per me lui restava arabo (mussulmano, non so quanto le due cose possano essere separate...) allo stesso modo il mio coinquilino e molti altri atei rimanevano, ai miei occhi dei cristiani, forse cattolici addirittura. Certo fare questa categorizzazione non è politicaly correct ne forse tanto corretta, tuttavia non si può dire che sia priva di fondamento. Certamente sarebbe più corretto chiamare il primo “medio-orientale” e il mio coinquilino “occidentale”, ma in realtà prima che esistesse l'unione europea esisteva la cristianità, non c'era il Cristo come moneta unica per fortuna (anche se penso che il fatto di aver trovato nella mappa dei caratteri questo simbolo “†” proprio vicino all'euro possa far ritenere che nelle tastiere medioevali fosse abbastanza in auge, forse addirittura associato al tasto Fn!).
Ho ripensato al mondo intellettuale dell'epoca, a Umar Khayyām, Al Kindi a Abū l-Walīd Muhammad ibn Ahmad Muhammad ibn Rushd (ammetto che per me, da buon occidentale figura come Averroè) è evidente quanto il mondo arabo fosse dannatamente progressista, aperto, scientifico. Mentre gli arabi erano dei deterministi convinti all'avanguardia nell'ingegneria, e nella cucina molecolare (vedi le famose ricette di Al-Kindi per la canfora, usata poi nell'alimentare, mmm...) e mentre la tecnologia araba progrediva, gli intellettuali occidentali erano intenti nei problemi della scolastica. Anselmo d'Aosta era euforico di essere riuscito a dimostrare l'esistenza di Dio attraverso un sillogismo alla portata di tutti (la così detta: prova ontologica dell'esistenza di Dio) mentre i più si scannavano per gli universali o, peggio, per qualche dogma sulla trinità. E' evidente, almeno così mi parve quando studiavo filosofia alle superiori, che il mondo intellettuale arabo era decisamente più progredito, il pensiero occidentale mi sembrava (è in parte sicuramente lo fu) scadente incentrato su dei dogmi irrisolvibili. Il fulcro della questione è quindi questo: cosa portò nell'arco di quattordici secoli noi al liberalismo, al progressismo e loro invece all'autoritarismo e al fanatismo. Io penso che per certi aspetti il rapporto tra religione e la società sia imprescindibile almeno su due punti principali: il prodotto intellettuale dei secoli della patristica e della scolastica forse ha portato al progresso al pari dei mulini a vento o della canfora di Al Kindi, il secondo punto penso sia invece rintracciabile nel rapporto stesso della società con il potere temporale religioso, la Chiesa, per quanto riguarda il cristianesimo. Se facciamo una breve comparazione tra la storia del cristianesimo e quella dell'Islam possiamo notare come gli scismi dalla chiesa cattolica siano molto più numerosi e sostanziali rispetto agli scismi che riguardano la religione islamica. Questo mi aveva fatto inizialmente pensare che la causa principale fosse rintracciabile in una perdita di carisma, dovuta a delle carenze etiche (molte volte in contrapposizione con la stessa etica neotestamentaria) della chiesa nei confronti di gruppi di fedeli che indignati formavano dei gruppi con l'intento di riportare la Chiesa al rigore, Martin Lutero mi sembrava l'esempio più eclatante. Facciamo l'ennesimo confronto con l'Islam possiamo notare come ancora una volta, l'Islam per certi versi sia più progressista rispetto al cattolicesimo, limitiamoci ad un confronto tra il prete e l'imam. Il prete è il tramite essenziale tra il fedele è Dio solo il prete può conferire i sacramenti e ufficializzare la messa, perché ricordiamoci che i fedeli non avevano accesso alla scritture, l'imam è invece una guida spirituale in tutto e per tutto semplicemente un fedele molto competente in materia, che dopo l'imam acquisti altri tipi di poteri legati alla società è una altra questione... In definitiva è possibile che la chiesa che non rispettando i dettami di Cristo abbia indignato fedeli spingendoli allo scisma o comunque, fatto ancora più fondamentale, al non rispettare alcuni divieti imposti dalla chiesa (sopratutto per quanto riguarda l'indagine del mondo fisico) ed abbia indirettamente spinto al progressismo, mentre l'encomiabilità dell'Islam abbia mantenuto unito un popolo nel nome della religione portando a lungo andare ad una morte spirituale. Ma come mi ha fatto prontamente notare il futuro Dott. Lamonica un punto fondamentale per chiarire la relativa unità del mondo mussulmano sta anche nel fatto che mentre molte religioni tra cui il cristianesimo si fondano sull'ortodossia, ci deve dunque essere una conformità ai dogmi (pensiamo ai motivi della scissione con la chiesa ortodossa), l'islam si fonda sull'ortoprassia cioè sulla conformità a delle regole di comportamento, che si concretizza nel seguire la sunna, lasciando libertà invece sugli aspetti prettamente dogmatici.
Possibile allora che Galileo o Leonardo da Vinci delusi dalla religione o attratti dall'idea di indagare su cose proibite siano stati in qualche modo spinti indirettamente dalla stessa chiesa alla ricerca? Difficile dirlo con certezza, torniamo invece a dare un po' di dignità al povero Anselmo che abbiamo prima bistrattato. Effettivamente andrei un po' cauto a demolire l'utilità della patristica e della scolastica, anche se dobbiamo ricordare che noi rispetto al mondo medio-orientale abbiamo avuto pensatori e filosofi sul campo dell'etica già prima del cristianesimo pensiamo a Seneca per esempio. Al di là di questo anche la scolastica non ha dato il suo contributo un esempio per tutti è appunto il povero Anselmo, ricordato forse “tristemente” per la prova ontologica ma in realtà il suo grande contributo è stato quello di definire le proprietà di Dio (qui purtroppo devo fare un riferimento bibliografico [Nicola Abbagnano Protagonisti e tesi della filosofia Vol. A tom. 2 pag. 609] perché su internet non ho trovato niente!)...definì le proprietà di Dio non qualitativamente ma quiddativamente: come caratteri a “se stanti” della quidditas, della sostanza di Dio. Praticamente per Anselmo Dio non è giusto Dio è la giustizia, Dio non è buono ma è la bontà. Non capisco come sentisse il bisogno della prova ontologica quando in realtà questo tipo di concezione non sembra neanche la necessiti, forse quest'utlima poteva andar bene per convincere i fedeli più bigotti confondendoli con la logica. E' evidente il passo in avanti di questa concezione, certo bisogna sempre fare i conti con la diffusione del precetto, però questo è un esempio lampante che alla fine abbiamo fatto dei passi in avanti da quel punto di vista della concezione della realtà (è molto più semplice immaginarsi Dio antropomorfizzato buono e giusto che immaginarsi la Giustizia e la Bontà, che sono delle astrazioni) e mentre per gli arabi Dio (Allah) era grande per Anselmo era la grandiosità, l'immensità.
venerdì 10 febbraio 2012
INFLAZIONE E DEBITO PUBBLICO
Mi domandavo quale fosse il rapporto tra inflazione e debito pubblico. Penso che sia cosa abbastanza nota che ad uno stato con un debito pubblico a livelli astronomici un po' di inflazione non fa poi così male. Mettiamo infatti che il mio debito sia di 10 mld. di € e che io abbia un gettito fiscale che mi proviene in gran parte dalla tassazione di 10 mld. di pagnotte che nel mercato valgono 1€ cadauna a cui io applico per esempio l'IVA al 21%. Se ho un inflazione del 10% annuo, l'anno prossimo le pagnotte sono vendute ad 1,10€ e io al posto di 0,21 cent ne prendo 0,23. E' invece più controverso il rapporto tra inflazione ed il pubblico: è meglio che la gente sappia che c'è un inflazione del 10% oppure è meglio dir loro che può andare tranquilla e tenere i soldi sotto il materasso indicando un inflazione più bassa? Un tasso alto di inflazione dovrebbe teoricamente spingere verso il consumo o l'investimento non bancario, un tasso basso di inflazione invece probabilmente favorisce l'investimento bancario a basso rischio con interessi limitati. E' proprio quest'ultimo investimento che lo stato predilige, perché innanzitutto i BOT ne fanno parte e perché poi, in secondo luogo, anche se i creditori prediligono le banche, le banche poi è probabile che re-investino nei BOT (infatti la grande differenza tra i BOT e i BOND Argentini fu che questi erano stati acquistati prevalentemente dei cittadini mentre nel nostro caso sono le banche ad essere i maggiori acquirenti).
Sembra,infatti, che l'ISTAT voglia farci credere che l'inflazione sia un po' più bassa di quello che realmente è. Prendiamo per esempio il fatto che l'ISTAT abbia da poco fatto entrare nel paniere gli e-reader (Corriere della Sera Pagina 10 (4 febbraio 2012) http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/04/book_nuovi_paniere_Istat_sara_co_8_120204028.shtml ) essendo delle tecnologie in via di sviluppo hanno buone probabilità di subire una drastica diminuzione dei costi in questo modo la stima dell'inflazione verrebbe inficiata da queste anomalie del tutto marginali.
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