Nella mia continua ricerca di nuovi coinquilini mi capitò di imbattermi in un egiziano, mi stupì come la consueta visita dell'appartamento si trasformò in una trattativa da mercato del Cairo su quali fossero i tempi e i modi con cui dovevamo sgombrare un armadio che a detta del nuovo coinquilino gli spettava. Mi incuriosì questo modo inconsueto di porsi che non avevo mai notato nelle visite degli altri coinquilini credetti che potesse essere in qualche modo correlato alla sua cultura, mi ricordo infatti che mia zia mi raccontava di come i mercanti di Casablanca in un certo senso pretendessero la trattativa, lo scontro. Chi conosce bene il Corano sa che in realtà predica la pace, però la storia dell'Islam ha più volte interpretato molte ayat in favore dell'autoritarismo e la società che si è formata sembrerebbe esserne la conseguenza. Sarebbe stato comodo ettichettare il pretendente come musulmano ma il mio coinquilino notò argutamente che il nome sembrava presumere il contrario. Alla domanda rispose di essere cristiano. E' evidente che la “religione” non può essere scissa dal contesto socio-culturale, per quanto parlasse benissimo l'italiano per me lui restava arabo (mussulmano, non so quanto le due cose possano essere separate...) allo stesso modo il mio coinquilino e molti altri atei rimanevano, ai miei occhi dei cristiani, forse cattolici addirittura. Certo fare questa categorizzazione non è politicaly correct ne forse tanto corretta, tuttavia non si può dire che sia priva di fondamento. Certamente sarebbe più corretto chiamare il primo “medio-orientale” e il mio coinquilino “occidentale”, ma in realtà prima che esistesse l'unione europea esisteva la cristianità, non c'era il Cristo come moneta unica per fortuna (anche se penso che il fatto di aver trovato nella mappa dei caratteri questo simbolo “†” proprio vicino all'euro possa far ritenere che nelle tastiere medioevali fosse abbastanza in auge, forse addirittura associato al tasto Fn!).
Ho ripensato al mondo intellettuale dell'epoca, a Umar Khayyām, Al Kindi a Abū l-Walīd Muhammad ibn Ahmad Muhammad ibn Rushd (ammetto che per me, da buon occidentale figura come Averroè) è evidente quanto il mondo arabo fosse dannatamente progressista, aperto, scientifico. Mentre gli arabi erano dei deterministi convinti all'avanguardia nell'ingegneria, e nella cucina molecolare (vedi le famose ricette di Al-Kindi per la canfora, usata poi nell'alimentare, mmm...) e mentre la tecnologia araba progrediva, gli intellettuali occidentali erano intenti nei problemi della scolastica. Anselmo d'Aosta era euforico di essere riuscito a dimostrare l'esistenza di Dio attraverso un sillogismo alla portata di tutti (la così detta: prova ontologica dell'esistenza di Dio) mentre i più si scannavano per gli universali o, peggio, per qualche dogma sulla trinità. E' evidente, almeno così mi parve quando studiavo filosofia alle superiori, che il mondo intellettuale arabo era decisamente più progredito, il pensiero occidentale mi sembrava (è in parte sicuramente lo fu) scadente incentrato su dei dogmi irrisolvibili. Il fulcro della questione è quindi questo: cosa portò nell'arco di quattordici secoli noi al liberalismo, al progressismo e loro invece all'autoritarismo e al fanatismo. Io penso che per certi aspetti il rapporto tra religione e la società sia imprescindibile almeno su due punti principali: il prodotto intellettuale dei secoli della patristica e della scolastica forse ha portato al progresso al pari dei mulini a vento o della canfora di Al Kindi, il secondo punto penso sia invece rintracciabile nel rapporto stesso della società con il potere temporale religioso, la Chiesa, per quanto riguarda il cristianesimo. Se facciamo una breve comparazione tra la storia del cristianesimo e quella dell'Islam possiamo notare come gli scismi dalla chiesa cattolica siano molto più numerosi e sostanziali rispetto agli scismi che riguardano la religione islamica. Questo mi aveva fatto inizialmente pensare che la causa principale fosse rintracciabile in una perdita di carisma, dovuta a delle carenze etiche (molte volte in contrapposizione con la stessa etica neotestamentaria) della chiesa nei confronti di gruppi di fedeli che indignati formavano dei gruppi con l'intento di riportare la Chiesa al rigore, Martin Lutero mi sembrava l'esempio più eclatante. Facciamo l'ennesimo confronto con l'Islam possiamo notare come ancora una volta, l'Islam per certi versi sia più progressista rispetto al cattolicesimo, limitiamoci ad un confronto tra il prete e l'imam. Il prete è il tramite essenziale tra il fedele è Dio solo il prete può conferire i sacramenti e ufficializzare la messa, perché ricordiamoci che i fedeli non avevano accesso alla scritture, l'imam è invece una guida spirituale in tutto e per tutto semplicemente un fedele molto competente in materia, che dopo l'imam acquisti altri tipi di poteri legati alla società è una altra questione... In definitiva è possibile che la chiesa che non rispettando i dettami di Cristo abbia indignato fedeli spingendoli allo scisma o comunque, fatto ancora più fondamentale, al non rispettare alcuni divieti imposti dalla chiesa (sopratutto per quanto riguarda l'indagine del mondo fisico) ed abbia indirettamente spinto al progressismo, mentre l'encomiabilità dell'Islam abbia mantenuto unito un popolo nel nome della religione portando a lungo andare ad una morte spirituale. Ma come mi ha fatto prontamente notare il futuro Dott. Lamonica un punto fondamentale per chiarire la relativa unità del mondo mussulmano sta anche nel fatto che mentre molte religioni tra cui il cristianesimo si fondano sull'ortodossia, ci deve dunque essere una conformità ai dogmi (pensiamo ai motivi della scissione con la chiesa ortodossa), l'islam si fonda sull'ortoprassia cioè sulla conformità a delle regole di comportamento, che si concretizza nel seguire la sunna, lasciando libertà invece sugli aspetti prettamente dogmatici.
Possibile allora che Galileo o Leonardo da Vinci delusi dalla religione o attratti dall'idea di indagare su cose proibite siano stati in qualche modo spinti indirettamente dalla stessa chiesa alla ricerca? Difficile dirlo con certezza, torniamo invece a dare un po' di dignità al povero Anselmo che abbiamo prima bistrattato. Effettivamente andrei un po' cauto a demolire l'utilità della patristica e della scolastica, anche se dobbiamo ricordare che noi rispetto al mondo medio-orientale abbiamo avuto pensatori e filosofi sul campo dell'etica già prima del cristianesimo pensiamo a Seneca per esempio. Al di là di questo anche la scolastica non ha dato il suo contributo un esempio per tutti è appunto il povero Anselmo, ricordato forse “tristemente” per la prova ontologica ma in realtà il suo grande contributo è stato quello di definire le proprietà di Dio (qui purtroppo devo fare un riferimento bibliografico [Nicola Abbagnano Protagonisti e tesi della filosofia Vol. A tom. 2 pag. 609] perché su internet non ho trovato niente!)...definì le proprietà di Dio non qualitativamente ma quiddativamente: come caratteri a “se stanti” della quidditas, della sostanza di Dio. Praticamente per Anselmo Dio non è giusto Dio è la giustizia, Dio non è buono ma è la bontà. Non capisco come sentisse il bisogno della prova ontologica quando in realtà questo tipo di concezione non sembra neanche la necessiti, forse quest'utlima poteva andar bene per convincere i fedeli più bigotti confondendoli con la logica. E' evidente il passo in avanti di questa concezione, certo bisogna sempre fare i conti con la diffusione del precetto, però questo è un esempio lampante che alla fine abbiamo fatto dei passi in avanti da quel punto di vista della concezione della realtà (è molto più semplice immaginarsi Dio antropomorfizzato buono e giusto che immaginarsi la Giustizia e la Bontà, che sono delle astrazioni) e mentre per gli arabi Dio (Allah) era grande per Anselmo era la grandiosità, l'immensità.