lunedì 8 luglio 2013

Come installare Python Pygments su Windows

Questo post ricalca il seguente (http://zduck.com/2009/installing-python-pygments-on-windows/) con qualche modifica.

Avevo provato più volte ad installare questo script di Python non riuscendovi, alla base dell'installazione c'è l'utilizzo delle eggs di Python. Questi file contengono al loro interno tutte le informazioni necessarie per portare a termine l'installazione, tuttavia per poterli utilizzare bisogna prima installare easy_install
Per fare questo basta:
  1. scaricare il file ez_setup.py da http://peak.telecommunity.com/dist/ez_setup.py
  2. eseguire dalla riga di comando: python ez_setup.py. Controllate la cartella Scripts (C:\Python2x\Scripts), se l'installazione è andata a buon fine dovrebbe trovarsi l'omonimo file. Alcune volte è necessario specificare il percorso in cui si trova il file .py (es.  python C:\\(percorso)\ez_setup.py)
A questo punto è utile aprire una parentesi sul modo di utilizzare la riga di comando, l'opzione Esegui che troviamo sul Menù di avvio secondo me non è la scelta migliore, di norma tutti i programmi .py che eseguiamo in questo modo terminano subito non lasciandoci il tempo di leggere gli eventuali messaggi. Per questo è molto meglio lanciare i comandi direttamente da Accessori ->Prompt dei comandi.
 Detto ciò possiamo installare Pygments. Scarichiamo il file .egg  per la nostra versione di Python da https://pypi.python.org/pypi/Pygments. Una volta scaricato dobbiamo digitare il percorso completo al file easy_install.exe e quello dove abbiamo il file .egg nel Prompt dei comandi.

Per esempio nel mio caso:
 C:\Python27\Scripts\easy_install.exe C:\Pygments-1.6-py2.7.egg
Ovviamente voi prendete sempre come riferimento il percorso che trovate sulle proprietà dei rispettivi file, state solo attenti a ricordarvi la giusta estensione che di norma non viene riportata sulle proprietà. Comunque il primo è un file eseguibile .exe il secondo un file .egg!

Se tutto è andato nel verso giusto sul Prompt dei comandi dovrebbe apparirvi:
Finished processing dependencies for Pygments==(versione di Pygments)

venerdì 21 dicembre 2012

PERCHE' ABOLIRE L'ORDINE DEI GIORNALISTI?

L'abolizione dell'ordine dei giornalisti è stata una proposta di legge molto discussa negli ultimi vent'anni, (http://www.libertiamo.it/2010/11/26/abolire-lordine-dei-giornalisti-lo-faccia-presidente/) ora la ripropone il Movimento Cinque Stelle (cfr. programma pag.7 del .pdf). Per capire il motivo di questa proposta è bene capire lo scopo di un ordine. L'ordine è un istituzione di autogoverno di una professione il cui scopo è quello di garantire un servizio professionale adeguato. Non tutte le professioni hanno un proprio ordine, quindi cosa rende necessaria l'istituzione di un ordine professionale? Per rispondere a questa domanda bisogna tenere in considerazione le caratteristiche della prestazione professionale. Il libero mercato vige anche nella scelta del professionista a cui ci possiamo rivolgere. Per essere pittori non occorre iscriversi a nessun albo in quanto l'opera dell'artista può essere valutata dal fruitore della prestazione professionale (dall'acquirente) prima di acquistarla. In molte professioni invece non è possibile giudicare la prestazione professionale prima di usufruirne ed in alcune di queste una scadente prestazione può provocare gravi danni alla persona o alla società. Ecco quindi la ragione dell'albo, abbiamo albi dei medici per avere dei professionisti che ci curino nel migliore dei modi, albi degli architetti e degli ingegneri affinché le nostre case o i nostri ponti non crollino e poi abbiamo l'albo dei giornalisti. Lo scopo è sempre lo stesso al pari delle altre professioni anche il giornalismo è di fondamentale importanza per la società ed è giusto che si mantengano degli standard di qualità e di veridicità delle fonti. Tuttavia il giornale come la rivista sono opere valutabili dal fruitore e quindi sottopponibili ad un giudizio a posteriori, in pratica possiamo comprare un giornale giudicarlo e poi decidere se comprarlo ancora oppure no. Una prestazione scadente del giornalista, in realtà, non comporta un danno sostanziale al fruitore (qualche euro e un po' di tempo...) ma ricade essenzialmente sul giornalista stesso e sull'editore, un chirurgo che sbaglia invece può avere delle conseguenze fatali per l'utente. Secondo l'ottica del libero mercato ognuno ha il diritto di proporsi tentando di vendere un prodotto che piace ed interessa a prescindere dalla sua qualificazione a proprio rischio e pericolo. Ovviamente non tutti possono essere dei bravi giornalisti ma non è certo un tesserino a permettere di svolgere questo lavoro nel migliore dei modi. E' possibile che alcuni “non-giornalisti” verifichino le fonti, siano oggettivi nelle cronache e precisi nel riportare i fatti molto di più di alcuni “giornalisti” eppure se costoro esercitassero la professione senza essere iscritti all'albo potrebbero incorrere in pesanti sanzioni per abuso di professione. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/informazione-webtv-accusata-abuso-della-professione-giornalistica/201217/). L'esistenza dell'ordine dei giornalisti non porta essenzialmente nessun vantaggio per la società ma presenta gli inconvenienti che sono sempre incorsi con la formalizzazione e l'istituzione di una classe professionale. La più importante è forse anche quella più storicizzata, già nel medioevo l'esistenza delle corporazioni delle arti e dei mestieri aveva pesanti ripercussioni sul mondo politico. La classe di lavoratori infatti tende inevitabilmente ad utilizzare i privilegi che derivano dall'esercizio della professione per difendere i propri interessi. I radicali proposero l'abolizione dell'ordine nel 1995 e lo stesso Berlusconi andò a firmare, ma non riproporrà mai una proposta di legge in tal senso. Di Berlusconi si può dire tutto ma credo che abbia più volte dimostrato di avere uno spiccato senso tattico, proporre l'abolizione dell'albo dei giornalisti vuol dire inimicarsi la classe che detiene il monopolio dell'informazione. Far parte dell'ordine dei giornalisti ha alcuni vantaggi non indifferenti: vantaggi concorrenziali, vantaggi contrattuali per non parlare dei vantaggi previdenziali del INPGI (le cui origini risalgono al ventennio fascista...). A questo punto mi domando se “i Giornalisti” possano ancora eseguire il loro lavoro obbiettivamente nei confronti dei partiti che propongono misure contro la loro classe, come l'abolizione dell'albo o dei finanziamenti pubblici io credo che ci siano tutti i presupposti per un conflitto di interessi che solo l'abolizione dell'albo e dei privilegi del giornalista può risolvere.

lunedì 9 luglio 2012


AMIANTO: VERITA' SOTTO LA POLVERE
Studi lo hanno dimostrato, i fatti lo hanno confermato: l'amianto è tossico se inalato probabilmente anche se ingerito può provocare un carcinoma intestinale (quando dico probabilmente non metto in dubbio il fatto che il carcinoma sia provocato dall'amianto più che altro penso che la causa sia comunque l'inalazione, alla fine quasi tutto ciò che entra nei polmoni e non riusciamo a respirare viene riportato all'esofago e quindi allo stomaco). E' saggio evitare la sua produzione ed il suo utilizzo, forse però stiamo un po' esagerando i rischi del fibro-cemento e di quei materiali in cui l'amianto è inglobato, ignorando invece i rischi di tutti quegli altri materiali comunque pericolosi. I lavoratori dell'Eternit non si sono ammalati perché si trovavano nelle vicinanze dell'amianto, ma perché lo respiravano per otto ore al giorno. Il problema, per quanto riguarda i solidi, non riguarda solo la tossicità della sostanza in se ma anche la dimensione della particella, o meglio della polvere. Ci sono due principali motivi per cui lavorare in un ambiente con delle polveri può essere pericoloso: il primo è fisiologico: tutte le polveri che hanno diametro inferiore ai 3 μm vengono difficilmente eliminate dai polmoni il secondo è di carattere prettamente chimico: polverizzare qualsiasi materiale ne aumenta drasticamente l'energia, diminuendo invece la stabilità (oltre che termodinamica) anche cinetica quindi possiamo trasformare un kg di alluminio in una bomba solo polverizzandolo. In fin dei conti l'amianto è diventato un caso emblematico: per molti e forse conveniente pensare che sia solo la sua tossicità intrinseca a renderlo pericoloso piuttosto di pensare che si tratti del processo industriale con cui viene lavorato. In realtà tutte le sostanze che vengono polverizzate sono (chi più chi meno) pericolose ce lo testimoniano le morti sul lavoro in Cina per la produzioni di iPad [Internazionale 934| 3 febbraio 2012 pp.34-41] o le esplosioni a causa delle polveri nei silos di grano [Paranaguá (Brasile) 2001, Atchison (Kansas) 2011 per dirne alcuni tra i 600 avvenuti negli ultimi quarantanni].

giovedì 22 marzo 2012

L'INFLUSSO DELLA RELIGIONE NELLA SOCIETA' OCCIDENTALE E MEDIO-ORIENTALE

Nella mia continua ricerca di nuovi coinquilini mi capitò di imbattermi in un egiziano, mi stupì come la consueta visita dell'appartamento si trasformò in una trattativa da mercato del Cairo su quali fossero i tempi e i modi con cui dovevamo sgombrare un armadio che a detta del nuovo coinquilino gli spettava. Mi incuriosì questo modo inconsueto di porsi che non avevo mai notato nelle visite degli altri coinquilini credetti che potesse essere in qualche modo correlato alla sua cultura, mi ricordo infatti che mia zia mi raccontava di come i mercanti di Casablanca in un certo senso pretendessero la trattativa, lo scontro. Chi conosce bene il Corano sa che in realtà  predica la pace, però la storia dell'Islam ha più volte interpretato molte ayat in favore dell'autoritarismo e la società che si è formata sembrerebbe esserne la conseguenza. Sarebbe stato comodo ettichettare il pretendente come musulmano ma il mio coinquilino notò argutamente che il nome sembrava presumere il contrario. Alla domanda rispose di essere cristiano. E' evidente che la “religione” non può essere scissa dal contesto socio-culturale, per quanto parlasse benissimo l'italiano per me lui restava arabo (mussulmano, non so quanto le due cose possano essere separate...) allo stesso modo il mio coinquilino e molti altri atei rimanevano, ai miei occhi dei cristiani, forse cattolici addirittura. Certo fare questa categorizzazione non è politicaly correct ne forse tanto corretta, tuttavia non si può dire che sia priva di fondamento. Certamente sarebbe più corretto chiamare il primo “medio-orientale” e il mio coinquilino “occidentale”, ma in realtà prima che esistesse l'unione europea esisteva la cristianità, non c'era il Cristo come moneta unica per fortuna (anche se penso che il fatto di aver trovato nella mappa dei caratteri questo simbolo “” proprio vicino all'euro possa far ritenere che nelle tastiere medioevali fosse abbastanza in auge, forse addirittura associato al tasto Fn!).
Ho ripensato al mondo intellettuale dell'epoca, a Umar Khayyām, Al Kindi a Abū l-Walīd Muhammad ibn Ahmad Muhammad ibn Rushd (ammetto che per me, da buon occidentale figura come Averroè) è evidente quanto il mondo arabo fosse dannatamente progressista, aperto, scientifico. Mentre gli arabi erano dei deterministi convinti all'avanguardia nell'ingegneria, e nella cucina molecolare (vedi le famose ricette di Al-Kindi per la canfora, usata poi nell'alimentare, mmm...) e mentre la tecnologia araba progrediva, gli intellettuali occidentali erano intenti nei problemi della scolastica. Anselmo d'Aosta era euforico di essere riuscito a dimostrare l'esistenza di Dio attraverso un sillogismo alla portata di tutti (la così detta: prova ontologica dell'esistenza di Dio) mentre i più si scannavano per gli universali o, peggio, per qualche dogma sulla trinità. E' evidente, almeno così mi parve quando studiavo filosofia alle superiori, che il mondo intellettuale arabo era decisamente più progredito, il pensiero occidentale mi sembrava (è in parte sicuramente lo fu) scadente incentrato su dei dogmi irrisolvibili. Il fulcro della questione è quindi questo: cosa portò nell'arco di quattordici secoli noi al liberalismo, al progressismo e loro invece all'autoritarismo e al fanatismo. Io penso che per certi aspetti il rapporto tra religione e la società sia imprescindibile almeno su due punti principali: il prodotto intellettuale dei secoli della patristica e della scolastica forse ha portato al progresso al pari dei mulini a vento o della canfora di Al Kindi, il secondo punto penso sia invece rintracciabile nel rapporto stesso della società con il potere temporale religioso, la Chiesa, per quanto riguarda il cristianesimo. Se facciamo una breve comparazione tra la storia del cristianesimo e quella dell'Islam possiamo notare come gli scismi dalla chiesa cattolica siano molto più numerosi e sostanziali rispetto agli scismi che riguardano la religione islamica. Questo mi aveva fatto inizialmente pensare che la causa principale fosse rintracciabile in una perdita di carisma, dovuta a delle carenze etiche (molte volte in contrapposizione con la stessa etica neotestamentaria) della chiesa nei confronti di gruppi di fedeli che indignati formavano dei gruppi con l'intento di riportare la Chiesa al rigore, Martin Lutero mi sembrava l'esempio più eclatante. Facciamo l'ennesimo confronto con l'Islam possiamo notare come ancora una volta, l'Islam per certi versi sia più progressista rispetto al cattolicesimo, limitiamoci ad un confronto tra il prete e l'imam. Il prete è il tramite essenziale tra il fedele è Dio solo il prete può conferire i sacramenti e ufficializzare la messa, perché ricordiamoci che i fedeli non avevano accesso alla scritture, l'imam è invece una guida spirituale in tutto e per tutto semplicemente un fedele molto competente in materia, che dopo l'imam acquisti altri tipi di poteri legati alla società è una altra questione... In definitiva è possibile che la chiesa che non rispettando i dettami di Cristo abbia indignato fedeli spingendoli allo scisma o comunque, fatto ancora più fondamentale, al non rispettare alcuni divieti imposti dalla chiesa (sopratutto per quanto riguarda l'indagine del mondo fisico) ed abbia indirettamente spinto al progressismo, mentre l'encomiabilità dell'Islam abbia mantenuto unito un popolo nel nome della religione portando a lungo andare ad una morte spirituale. Ma come mi ha fatto prontamente notare il futuro Dott. Lamonica un punto fondamentale per chiarire la relativa unità del mondo mussulmano sta anche nel fatto che mentre molte religioni tra cui il cristianesimo si fondano sull'ortodossia, ci deve dunque essere una conformità ai dogmi (pensiamo ai motivi della scissione con la chiesa ortodossa), l'islam si fonda sull'ortoprassia cioè sulla conformità a delle regole di comportamento, che si concretizza nel seguire la sunna, lasciando libertà invece sugli aspetti prettamente dogmatici.
Possibile allora che Galileo o Leonardo da Vinci delusi dalla religione o attratti dall'idea di indagare su cose proibite siano stati in qualche modo spinti indirettamente dalla stessa chiesa alla ricerca? Difficile dirlo con certezza, torniamo invece a dare un po' di dignità al povero Anselmo che abbiamo prima bistrattato. Effettivamente andrei un po' cauto a demolire l'utilità della patristica e della scolastica, anche se dobbiamo ricordare che noi rispetto al mondo medio-orientale abbiamo avuto pensatori e filosofi sul campo dell'etica già prima del cristianesimo pensiamo a Seneca per esempio. Al di là di questo anche la scolastica non ha dato il suo contributo un esempio per tutti è appunto il povero Anselmo, ricordato forse “tristemente” per la prova ontologica ma in realtà il suo grande contributo è stato quello di definire le proprietà di Dio (qui purtroppo devo fare un riferimento bibliografico [Nicola Abbagnano Protagonisti e tesi della filosofia Vol. A tom. 2 pag. 609] perché su internet non ho trovato niente!)...definì le proprietà di Dio non qualitativamente ma quiddativamente: come caratteri a “se stanti” della quidditas, della sostanza di Dio. Praticamente per Anselmo Dio non è giusto Dio è la giustizia, Dio non è buono ma è la bontà. Non capisco come sentisse il bisogno della prova ontologica quando in realtà questo tipo di concezione non sembra neanche la necessiti, forse quest'utlima poteva andar bene per convincere i fedeli più bigotti confondendoli con la logica. E' evidente il passo in avanti di questa concezione, certo bisogna sempre fare i conti con la diffusione del precetto, però questo è un esempio lampante che alla fine abbiamo fatto dei passi in avanti da quel punto di vista della concezione della realtà (è molto più semplice immaginarsi Dio antropomorfizzato buono e giusto che immaginarsi la Giustizia e la Bontà, che sono delle astrazioni) e mentre per gli arabi Dio (Allah) era grande per Anselmo era la grandiosità, l'immensità.

venerdì 10 febbraio 2012

INFLAZIONE E DEBITO PUBBLICO

Mi domandavo quale fosse il rapporto tra inflazione e debito pubblico. Penso che sia cosa abbastanza nota che ad uno stato con un debito pubblico a livelli astronomici un po' di inflazione non fa poi così male. Mettiamo infatti che il mio debito sia di 10 mld. di € e che io abbia un gettito fiscale che mi proviene in gran parte dalla tassazione di 10 mld. di pagnotte che nel mercato valgono 1€ cadauna a cui io applico per esempio l'IVA al 21%. Se ho un inflazione del 10% annuo, l'anno prossimo le pagnotte sono vendute ad 1,10€ e io al posto di 0,21 cent ne prendo 0,23. E' invece più controverso il rapporto tra inflazione ed il pubblico: è meglio che la gente sappia che c'è un inflazione del 10% oppure è meglio dir loro che può andare tranquilla e tenere i soldi sotto il materasso indicando un inflazione più bassa? Un tasso alto di inflazione dovrebbe teoricamente spingere verso il consumo o l'investimento non bancario, un tasso basso di inflazione invece probabilmente favorisce l'investimento bancario a basso rischio con interessi limitati. E' proprio quest'ultimo investimento che lo stato predilige, perché innanzitutto i BOT ne fanno parte e perché poi, in secondo luogo, anche se i creditori prediligono le banche, le banche poi è probabile che re-investino nei BOT (infatti la grande differenza tra i BOT e i BOND Argentini fu che questi erano stati acquistati prevalentemente dei cittadini mentre nel nostro caso sono le banche ad essere i maggiori acquirenti).
Sembra,infatti, che l'ISTAT voglia farci credere che l'inflazione sia un po' più bassa di quello che realmente è. Prendiamo per esempio il fatto che l'ISTAT abbia da poco fatto entrare nel paniere gli e-reader (Corriere della Sera Pagina 10 (4 febbraio 2012) http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/04/book_nuovi_paniere_Istat_sara_co_8_120204028.shtml ) essendo delle tecnologie in via di sviluppo hanno buone probabilità di subire una drastica diminuzione dei costi in questo modo la stima dell'inflazione verrebbe inficiata da queste anomalie del tutto marginali.