venerdì 21 dicembre 2012

PERCHE' ABOLIRE L'ORDINE DEI GIORNALISTI?

L'abolizione dell'ordine dei giornalisti è stata una proposta di legge molto discussa negli ultimi vent'anni, (http://www.libertiamo.it/2010/11/26/abolire-lordine-dei-giornalisti-lo-faccia-presidente/) ora la ripropone il Movimento Cinque Stelle (cfr. programma pag.7 del .pdf). Per capire il motivo di questa proposta è bene capire lo scopo di un ordine. L'ordine è un istituzione di autogoverno di una professione il cui scopo è quello di garantire un servizio professionale adeguato. Non tutte le professioni hanno un proprio ordine, quindi cosa rende necessaria l'istituzione di un ordine professionale? Per rispondere a questa domanda bisogna tenere in considerazione le caratteristiche della prestazione professionale. Il libero mercato vige anche nella scelta del professionista a cui ci possiamo rivolgere. Per essere pittori non occorre iscriversi a nessun albo in quanto l'opera dell'artista può essere valutata dal fruitore della prestazione professionale (dall'acquirente) prima di acquistarla. In molte professioni invece non è possibile giudicare la prestazione professionale prima di usufruirne ed in alcune di queste una scadente prestazione può provocare gravi danni alla persona o alla società. Ecco quindi la ragione dell'albo, abbiamo albi dei medici per avere dei professionisti che ci curino nel migliore dei modi, albi degli architetti e degli ingegneri affinché le nostre case o i nostri ponti non crollino e poi abbiamo l'albo dei giornalisti. Lo scopo è sempre lo stesso al pari delle altre professioni anche il giornalismo è di fondamentale importanza per la società ed è giusto che si mantengano degli standard di qualità e di veridicità delle fonti. Tuttavia il giornale come la rivista sono opere valutabili dal fruitore e quindi sottopponibili ad un giudizio a posteriori, in pratica possiamo comprare un giornale giudicarlo e poi decidere se comprarlo ancora oppure no. Una prestazione scadente del giornalista, in realtà, non comporta un danno sostanziale al fruitore (qualche euro e un po' di tempo...) ma ricade essenzialmente sul giornalista stesso e sull'editore, un chirurgo che sbaglia invece può avere delle conseguenze fatali per l'utente. Secondo l'ottica del libero mercato ognuno ha il diritto di proporsi tentando di vendere un prodotto che piace ed interessa a prescindere dalla sua qualificazione a proprio rischio e pericolo. Ovviamente non tutti possono essere dei bravi giornalisti ma non è certo un tesserino a permettere di svolgere questo lavoro nel migliore dei modi. E' possibile che alcuni “non-giornalisti” verifichino le fonti, siano oggettivi nelle cronache e precisi nel riportare i fatti molto di più di alcuni “giornalisti” eppure se costoro esercitassero la professione senza essere iscritti all'albo potrebbero incorrere in pesanti sanzioni per abuso di professione. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/informazione-webtv-accusata-abuso-della-professione-giornalistica/201217/). L'esistenza dell'ordine dei giornalisti non porta essenzialmente nessun vantaggio per la società ma presenta gli inconvenienti che sono sempre incorsi con la formalizzazione e l'istituzione di una classe professionale. La più importante è forse anche quella più storicizzata, già nel medioevo l'esistenza delle corporazioni delle arti e dei mestieri aveva pesanti ripercussioni sul mondo politico. La classe di lavoratori infatti tende inevitabilmente ad utilizzare i privilegi che derivano dall'esercizio della professione per difendere i propri interessi. I radicali proposero l'abolizione dell'ordine nel 1995 e lo stesso Berlusconi andò a firmare, ma non riproporrà mai una proposta di legge in tal senso. Di Berlusconi si può dire tutto ma credo che abbia più volte dimostrato di avere uno spiccato senso tattico, proporre l'abolizione dell'albo dei giornalisti vuol dire inimicarsi la classe che detiene il monopolio dell'informazione. Far parte dell'ordine dei giornalisti ha alcuni vantaggi non indifferenti: vantaggi concorrenziali, vantaggi contrattuali per non parlare dei vantaggi previdenziali del INPGI (le cui origini risalgono al ventennio fascista...). A questo punto mi domando se “i Giornalisti” possano ancora eseguire il loro lavoro obbiettivamente nei confronti dei partiti che propongono misure contro la loro classe, come l'abolizione dell'albo o dei finanziamenti pubblici io credo che ci siano tutti i presupposti per un conflitto di interessi che solo l'abolizione dell'albo e dei privilegi del giornalista può risolvere.

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